Robot in medicina nucleare: una rivoluzione silenziosa nei reparti

Quando si pensa alla robotica in ospedale, l’immaginario corre spesso alle sale operatorie, con bracci meccanici che assistono i chirurghi in interventi di precisione. Esiste però un altro reparto, meno visibile ma altrettanto strategico, in cui la robotica sta muovendo i primi passi concreti: la medicina nucleare. Qui, accanto al lavoro quotidiano di medici e tecnici, robot e intelligenza artificiale iniziano a occuparsi di compiti che vanno dall’accompagnamento dei pazienti al trasporto dei farmaci diagnostici, con un obiettivo preciso: proteggere chi lavora ogni giorno a contatto con le radiazioni ionizzanti, senza sottrarre nulla alla qualità della cura.

Una disciplina in crescita, sotto pressione

La medicina nucleare è oggi una delle branche più dinamiche della diagnostica e della terapia oncologica. A livello globale si stimano oltre 40 milioni di procedure nucleari all’anno, un numero destinato a crescere ulteriormente con la diffusione di tecniche come la tomografia a emissione di positroni (PET) e la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo (SPECT) (Winiarski et al., 2025). Questa espansione comporta una sfida non banale: si stima che circa il 98% dell’esposizione radiologica di origine antropica sia legata proprio alle procedure mediche, una quota equivalente a un quinto dell’esposizione totale della popolazione (Winiarski et al., 2025). Proteggere pazienti e personale, riducendo al minimo i tempi di esposizione alle sostanze impiegate nelle procedure, è quindi una priorità che il settore non può più rimandare.

Chi si occupa della sicurezza, ogni giorno

Dietro ogni esame di medicina nucleare c’è un team di professionisti della radioprotezione, incaricati di monitorare la sicurezza degli ambienti attraverso controlli periodici e la gestione attenta dei materiali impiegati. Si tratta di un lavoro che richiede competenze specifiche, spesso difficili da reperire: il numero di esperti in radioprotezione è in calo da diversi decenni in molti paesi, mentre la domanda di procedure nucleari continua a crescere (Liang et al., 2026). Rispetto ad altri contesti in cui la robotica per la sicurezza radiologica è già sperimentata da tempo, l’ambiente ospedaliero presenta caratteristiche del tutto particolari. I farmaci utilizzati in medicina nucleare hanno generalmente un’efficacia di breve durata, dell’ordine di ore o giorni, e gli stessi pazienti diventano temporaneamente fonti di radiazione, muovendosi liberamente in spazi condivisi con altre persone (Liang et al., 2026). È un ambiente dinamico, umano e in costante movimento, ben diverso da un corridoio isolato all’interno di un impianto industriale.

I primi passi: un assistente silenzioso nei corridoi

Le prime sperimentazioni robotiche in questo campo risalgono a quasi un decennio fa. Un esempio precoce è RadRob15, un piccolo robot sviluppato in Iran per effettuare controlli rapidi negli ambienti dei reparti di medicina nucleare, segnalando tempestivamente eventuali anomalie tramite allarmi visivi e sonori (Shafe et al., 2016). Il dispositivo non aveva alcuna capacità di interagire con le persone: il suo unico compito era muoversi autonomamente ed effettuare scansioni rapide. Per quanto elementare rispetto agli sviluppi più recenti, questo prototipo ha aperto la strada a una domanda che oggi si pone in termini molto più articolati: quali compiti, in un reparto di medicina nucleare, possono essere affidati in sicurezza a una macchina, senza mai perdere di vista il paziente al centro del percorso di cura?

Rico, il robot che accompagna pazienti e farmaci

Una risposta concreta arriva da un progetto in corso presso il Dipartimento di Medicina Nucleare dell’Università Medica di Varsavia, dove un team interdisciplinare composto da ingegneri della Warsaw University of Technology e medici nucleari ha sviluppato Rico, una piattaforma robotica concepita per tre funzioni principali (Winiarski et al., 2025). La prima è il monitoraggio continuo dei livelli di radiazione negli ambienti più sensibili del reparto. La seconda è il trasporto della documentazione, delle attrezzature e dei farmaci diagnostici tra le diverse stanze, alleggerendo il personale dagli spostamenti ripetitivi. La terza, forse la più innovativa, è l’interazione diretta con i pazienti dopo la somministrazione del radiofarmaco: il robot può avvicinarsi al letto, ricordare le indicazioni da seguire prima dell’esame e accompagnare la persona fino alla sala di acquisizione delle immagini. Il primo caso d’uso testato concretamente in ambiente reale è stato proprio il trasporto del radiofarmaco dalla sala di preparazione alla sala di somministrazione, in vista di un esame PET: il robot ha riconosciuto la richiesta vocale del medico, ha raggiunto autonomamente la stanza indicata, ha atteso che il personale posizionasse il contenitore e ha completato il percorso di ritorno (Winiarski et al., 2025). Un gesto apparentemente semplice che riduce direttamente il tempo di contatto tra il personale e i farmaci radioattivi, lasciando più spazio alla relazione con il paziente.

La voce di chi lavora ogni giorno con le radiazioni

Parallelamente agli sviluppi tecnici, un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology ha raccolto le opinioni dirette di quindici professionisti della radioprotezione attivi in ospedali e centri di ricerca nordamericani, tramite questionari e interviste approfondite (Liang et al., 2026). I risultati restituiscono un quadro chiaro delle priorità del settore. I compiti che gli operatori vedono più volentieri affidati a un robot sono quelli ripetitivi e fisicamente gravosi, come il trasporto di materiali pesanti o i controlli periodici di routine, spesso descritti dagli stessi intervistati come poco gratificanti. Resta invece ferma la richiesta di mantenere in mano umana la gestione degli imprevisti, l’interazione diretta con i pazienti nei momenti più delicati e le decisioni che richiedono un giudizio clinico individuale. Una distinzione importante, perché segnala che la robotica in questo ambito non punta a sostituire il personale, ma a liberarne il tempo e le energie per i compiti che richiedono davvero competenza relazionale e clinica.

Dal monitoraggio al dialogo: funzioni in espansione

Osservando insieme questi primi esperimenti, emerge un quadro di funzioni in graduale ampliamento. Si parte dal monitoraggio passivo dell’ambiente, come nel caso di RadRob15, per arrivare alla logistica attiva di farmaci e documenti, fino all’interazione diretta con il paziente lungo il suo percorso all’interno del reparto. Ogni funzione aggiunta porta con sé nuove domande: come deve muoversi un robot in presenza di pazienti che potrebbero sentirsi a disagio? Quali informazioni può comunicare in autonomia, e quali devono restare di competenza del personale medico? Sono interrogativi ancora aperti, ma testimoniano che la medicina nucleare sta iniziando a immaginare un futuro in cui tecnologia e cura quotidiana camminano fianco a fianco.

Verso una nuova generazione di assistenti robotici

Dal semplice rilevatore di un decennio fa fino alle piattaforme conversazionali capaci di trasportare farmaci e dialogare con i pazienti, il percorso della robotica in medicina nucleare è ancora agli inizi, ma procede in una direzione chiara: ridurre l’esposizione del personale senza sottrarre nulla alla qualità della relazione con il paziente. È esattamente in questo spazio, tra l’efficienza operativa e l’attenzione alla persona, che si inseriscono soluzioni come Helios di Aphel, pensate per supportare ambulatori e reparti ospedalieri nella gestione quotidiana dei flussi di pazienti e di informazioni, lasciando al personale sanitario il tempo necessario per ciò che nessuna macchina può ancora sostituire: l’ascolto e la cura.

Fonti

  • Liang, C., Cuellar, A., Schurr, N., & Shah, J. A. (2026). Exploring roles for radiation safety robots in medical facilities. HRI ’26: Robots for Care Workshop.
  • Shafe, A., Mortazavi, S. M. J., Joharnia, A., & Safaeyan, G. H. (2016). Development of RadRob15, a robot for detecting radioactive contamination in nuclear medicine departments. Journal of Biomedical Physics and Engineering.
  • Winiarski, T., Giełdowski, D., Giełdowski, K., Tulik, M., Kobylecka, M., & Kunikowska, J. (2025). Concepts for the use of assistive robots and artificial intelligence in a nuclear medicine facility. Clinical and Translational Imaging.