Ospedali e robot sociali: una rivoluzione in corso

Se c’è un ambito in cui la robotica sociale ha smesso di essere un esperimento isolato per diventare un fenomeno strutturato, è quello ospedaliero. Una mappatura recente condotta dal centro di ricerca UAE C4IR insieme a Dubai Future Labs ha individuato quasi 280 esperienze di implementazione in 33 Paesi, con oltre 50 modelli di robot impiegati in ospedali, centri per anziani, ambulatori occupazionali e abitazioni private. 

I ricercatori hanno catalogato ben 20 funzioni distinte svolte da questi sistemi. Un dato che, da solo, racconta quanto sia ormai lontana l’idea del robot come semplice attrazione tecnologica.

Le funzioni più diffuse: dalla telepresenza alla riabilitazione

Tra queste funzioni, la telepresenza è la più diffusa negli ospedali, rappresentando oltre il 40% delle implementazioni: robot che connettono pazienti isolati a familiari e clinici, spesso tramite schermi integrati nel corpo del dispositivo. 

Poi compagnia e intrattenimento, informazione e orientamento (incluso il supporto multilingue per i visitatori), riabilitazione e addestramento (alcuni robot fungono persino da simulatori per la formazione del personale medico) fino a logistica, sicurezza e monitoraggio dei parametri vitali. 

Geograficamente, le implementazioni si sono diffuse non solo in Nord America, in Europa e in Asia, ma anche in paesi come il Messico, il Ruanda e l’Etiopia, segno di una traiettoria globale e non limitata ai contesti più ricchi.

Cosa dice la letteratura scientifica

Una revisione della letteratura scientifica, pubblicata in occasione della conferenza HRI 2024, ha analizzato 19 studi condotti specificamente in ambito ospedaliero tra il 2013 e il 2023, rilevando che il 58% di questi è stato pubblicato negli ultimi cinque anni, a indicare un’accelerazione evidente. 

Gli studi hanno coinvolto complessivamente oltre 800 partecipanti, distribuiti tra Francia, Colombia, Stati Uniti e altri Paesi, segno di un interesse internazionale ben distribuito. I robot più utilizzati restano gli umanoidi, con NAO presente in sette degli studi analizzati, seguiti da piattaforme come Paro (la foca robotica), Nabaztag e veicoli a guida autonoma per il trasporto merci. 

Quasi il 90% dei sistemi osservati comunica tramite il linguaggio parlato e il 79% utilizza gesti, movimenti ed espressioni facciali per interagire, segno che la componente “sociale” del robot non è un accessorio estetico, ma una parte funzionale dell’interazione clinica. 

Alcuni sistemi arrivano persino a personalizzare l’interazione, riconoscendo il nome del paziente o adattando la propria distanza fisica nel corso della conversazione, ad esempio avvicinandosi leggermente al momento della presentazione.

A chi si rivolgono questi robot

Chi sono i destinatari di questa tecnologia? Una revisione sistematica del 2021, basata sull’analisi di 61 documenti indicizzati su Web of Science e MEDLINE, ha individuato due popolazioni principali: bambini e anziani. 

Le applicazioni più ricorrenti riguardano patologie specifiche (demenza, disturbo dello spettro autistico, cancro pediatrico e diabete) in cui il robot non sostituisce il percorso terapeutico, ma lo accompagna con funzioni di compagnia, di distrazione durante procedure dolorose o stressanti e di educazione del paziente. 

Lo stesso studio nota che l’interesse accademico per il tema è cresciuto in modo costante dal 2011 in poi, senza segni di rallentamento, e sottolinea che la progettazione di questi sistemi richiede un’attenzione etica specifica, dalla tutela della privacy al rispetto dello spazio personale del paziente.

Dalla pandemia a oggi: un’accelerazione già misurata

Quanto velocemente può crescere questo settore quando la necessità diventa urgente? Uno studio che ha tracciato 240 implementazioni di robot sociali nel mondo durante gli otto mesi più intensi della pandemia (marzo–novembre 2020) offre un indizio concreto: gli ospedali sono risultati il contesto di applicazione più frequente in assoluto, con 122 casi su 240. 

I robot hanno assunto soprattutto un ruolo di collegamento (riducendo il contatto diretto tra persone attraverso consegne, telepresenza e monitoraggio da remoto), funzione identificata nell’83% dei casi analizzati. 

Un dato aiuta a capire perché: in alcuni Paesi il personale sanitario ha rappresentato oltre il 25% di tutti i casi di COVID-19 diagnosticati nella prima ondata. Pur trattandosi di un contesto emergenziale specifico, il dato resta utile come misura di quanto rapidamente la tecnologia possa diffondersi quando il bisogno è chiaro e immediato.

Le dimensioni del mercato e un caso concreto: il progetto SPRING

Un dato che aiuta a inquadrare la dimensione economica del fenomeno arriva da una revisione tecnica pubblicata su Sensors, che ha incrociato letteratura scientifica, brevetti e analisi di mercato: la capitalizzazione del mercato globale dei robot sociali è stimata in crescita annua del 12,68% a partire dai 395,577 milioni di dollari registrati nel 2019. 

Non sorprende che Giappone e Corea del Sud guidino gli investimenti pubblici in questo ambito: il Giappone ha destinato oltre 100 milioni di dollari nel 2018 alla robotica assistenziale per affrontare la crescente carenza di personale di cura legata all’invecchiamento della popolazione, mentre la Corea del Sud si muove nella stessa direzione, spinta da una pressione demografica ancora più marcata: la popolazione coreana con più di 65 anni raggiungerà il 37% entro il 2045, secondo le stime della Banca Mondiale. 

Ma cosa succede quando questi numeri si traducono in un reparto reale? Un caso concreto proviene dal progetto europeo SPRING (Socially Pertinent Robots in GerontologicalHealthcare), finanziato dall’Unione Europea, che ha portato sette robot ARI di PAL Roboticsall’interno dell’ospedale Broca di Parigi, specializzato in gerontologia clinica. 

I robot sono stati testati con oltre 100 pazienti su cinque casi d’uso distinti: accoglienza all’ingresso, comunicazione di informazioni e promemoria, assistenza durante il percorso di cura, orientamento all’interno della struttura e intrattenimento. 

Il progetto ha inoltre prodotto un modulo open-source per l’interazione uomo-robot, oggi disponibile per l’intera comunità di ricerca. Va detto che questo resoconto proviene dal produttore stesso dei robot coinvolti: un caso di studio utile, ma da leggere come prova di concetto più che come valutazione indipendente.

Tecnologia pronta, adozione in ritardo e il ruolo di Aphel Helios

Resta, naturalmente, una domanda di fondo che la ricerca non elude: questi sistemi sono pronti a sostituire qualcosa o servono a sostenere chi già lavora in reparto? La letteratura è piuttosto unanime su questo punto. 

Una revisione del 2023 sull’adozione clinica dei robot assistivi in Europa ha rilevato che, nonostante un’elevata maturità tecnologica, molte applicazioni faticano a tradursi in adozione reale per ragioni legate alla complessità regolatoria, alla formazione del personale e all’integrazione con i flussi di lavoro esistenti, non alla tecnologia in sé. In altre parole, il robot più sofisticato del mondo resta inutile se non si inserisce nei ritmi reali di un reparto.

È in questa cornice (funzioni cliniche concrete, integrazione graduale, supporto e non sostituzione) che si muove anche Aphel Helios, già al lavoro in contesti ambulatoriali e odontoiatrici con compiti di accoglienza, orientamento e informazione al paziente. 

Le stesse logiche che la ricerca internazionale individua come determinanti del successo nei reparti ospedalieri (chiarezza di scopo, formazione del personale, integrazione progressiva) sono quelle che guidano lo sviluppo di un ecosistema robotico pensato per ambienti sanitari specialistici, in cui ogni interazione ha un peso clinico reale.

Fonti

  • Aymerich-Franch, L., & Ferrer, I. (2022). Liaison, safeguard, and well-being: Analyzing the role of social robots during the COVID-19 pandemic. Technology in Society.
  • Gasteiger, N., Zhu, T., Broadbent, E., Lim, J., MacDonald, B. A., & Ahn, H. S. (2024). Social Robots in Hospital Settings: An Initial Exploration of the Services Provided, Interaction Style and in the Field Evaluation. In Companion of the 2024 ACM/IEEE International Conference on Human-Robot Interaction (HRI ’24 Companion)
  • González-González, C. S., Violant-Holz, V., & Gil-Iranzo, R. M. (2021). Social Robots in Hospitals: A Systematic Review. Applied Sciences.
  • Ragno, L., Borboni, A., Vannetti, F., Amici, C., & Cusano, N. (2023). Application of Social Robots in Healthcare: Review on Characteristics, Requirements, Technical Solutions. Sensors.
  • PAL Robotics. (2024, October 18). Assistive Robots in Healthcare – Reflecting on the Success of the SPRING Project. PAL Robotics Blog
  • UAE Centre for the Fourth Industrial Revolution. (2026). Social Robots and Society: Global Pathways to Acceptance. Dubai Future Foundation.